La realtà attuale per la generazione Z in Italia è complessa e allarmante. I giovani nati tra il 1997 e il 2012 si trovano a fronteggiare una crisi che non è solo lavorativa, ma anche abitativa. Questo scenario, dominato da disoccupazione e lavoro precario, rappresenta una sfida senza precedenti. Secondo recenti studi, il 58% della popolazione lavorativa globale nel 2030 sarà costituito dalla Gen Z, ma in Italia, questa generazione è schiacciata tra affitti stratosferici e stipendi stagnanti. La crisi abitativa non è solo una questione di logistica; è una questione che tocca profondamente le speranze e i sogni di milioni di giovani.
Tra le cause di questa difficoltà c’è una chiara mancanza di sostegno sociale, unita a un’instabilità economica che ha radici profonde. I giovani mostrano sempre più interesse per opportunità all’estero, dove l’occupazione sembra più inclusiva e rispettosa. Circa l’80% degli intervistati in un’analisi del Politecnico di Milano si è detto pronto a cercare lavoro oltre i confini nazionali, mettendo in luce un desiderio di fuga da una situazione che appare insostenibile.
La professione ideale per la Gen Z: tra aspettative e realtà
La Gen Z ha un rapporto unico e complicato con il mondo del lavoro. Essa non cerca più la scalata a ruoli aziendali tradizionali. La maggior parte dei giovani non ha intenzione di entrare nel così detto middle management, considerato spesso stressante e poco gratificante. Una recente indagine ha rivelato che il 70% preferirebbe intraprendere percorsi individuali piuttosto che gestire team e responsabilità crescenti, che vedono come un peso piuttosto che come un’opportunità.
Questa tendenza è in costante crescita e mette in discussione le strutture gerarchiche tradizionali, rivelando una significativa sfiducia nelle istituzioni e nei meccanismi di lavoro attuali. Solo il 14% dei giovani considera la tradizionale struttura aziendale ancora funzionale. Queste aspirazioni, per molti versi, sfidano la cultura del ‘grande successo’ che ha segnato le generazioni precedenti.
Impatto della crisi abitativa e del lavoro precario
La Gen Z vive un forte malessere psicologico legato al suo contesto socio-economico. L’aumento dei canoni di affitto, che dal 2010 al 2023 è cresciuto del 16%, unito a stipendi reali che sono diminuiti del 3% in trent’anni, genera incertezza e ansia. Molti giovani italiani si trovano costretti a tornare a vivere con i genitori, una situazione che non solo limita la loro autonomia, ma impatta anche la loro autostima e prospettive future. La relazione tra giovani italiani e casa è interrotta, rendendo difficile costruire una vita indipendente.
- La Gen Z è la generazione più formata di sempre, con il 47% dei neoassunti che possiede una laurea.
- L’80% è disposto a cercare opportunità all’estero.
- Il 69% vede il middle management come un ruolo stressante e poco gratificante.
- La sfiducia nelle istituzioni è elevata, con attentati all’inclusione sociale.
- Il compromesso tra vita professionale e personale è una priorità fondamentale.
In un contesto come quello italiano, dove le politiche per il lavoro giovanile appaiono scarse — solo il 2% delle risorse del Pnrr è destinato a incentivare l’occupazione giovanile — la situazione non appare destinata a migliorare. La Gen Z, quindi, si trova a dover affrontare una realtà difficile, ma anche a ridefinire i criteri del successo, ponendo un forte accento sul proprio benessere e sull’equilibrio vita-lavoro.




