In un mondo sempre più connesso, il silent treatment è diventato un fenomeno diffuso e inquietante. L’atto di sparire senza lasciar traccia, noto come ghosting, ha effetti devastanti su chi lo subisce. Ma quali sono le ragioni psicologiche e sociali dietro a questo comportamento? E perché spesso chi decide di non comunicare si sottrae a una conversazione, lasciando l’altro avvolto nel silenzio e nella confusione? La modernità e i legami virtuali, in effetti, possono rendere le relazioni vulnerabili, dove un semplice messaggio può interrompere tutto senza spiegazioni.
Chi fa ghosting di solito non è necessariamente una persona cattiva; può essere potenzialmente bloccato da emozioni difficili da gestire. La scelta di allontanarsi implica una fuga da un confronto percepito come insostenibile, una strategia di difesa che rivela più vulnerabilità di quanto si pensi. Questa incapacità di affrontare il conflitto è una delle principali cause che portano a questo mistero emotivo, rappresentando una realtà dolorosa per chi resta e ne subisce l’assenza.
Un’emozione che genera distacco
Il ghosting non attiene solo alle relazioni romantiche; ha inevitabilmente invaso anche le amicizie e gli ambienti professionali. Ad esempio, un candidato che non riceve feedback dopo un colloquio si trova nello stesso limbo. Questa culture del “silenzio” svuota ogni interazione di significato, rendendo difficile la chiusura per chi viene lasciato.
Il paradosso della connessione digitale
Viviamo in un’epoca in cui la comunicazione è istantanea e accessibile. I social media ci consentono di vedere parti della vita degli altri, creando una facciata di vicinanza. Al contempo, questo aumento di comunicazione non si traduce in legami più profondi, ma in assenze rapide e inattese. Gli individui diventano «profili» anziché persone, facilmente archiviabili.
Le fasi dell’assenza: l’impatto di chi resta
Chi subisce ghosting attraversa varie fasi. Inizialmente, c’è confusione: si controllano incessantemente le notifiche, cercando giustificazioni per l’improvviso silenzio. A questa fase segue la ricerca di colpe, dove si rivedono i messaggi, nel tentativo di rintracciare l’errore. Infine, il trauma del rifiuto sociale si fa sentire, attivando una reazione che può minare l’autostima.
Ghosting nel contesto lavorativo
Il ghosting non si limita a relazioni interpersonali. Nel mondo del lavoro, assistiamo a candidati che spariscono dopo colloqui promettenti e aziende che ignoreranno la comunicazione post-selezione. Questo crea un ambiente di confusione e incertezza, riflettendo la mercificazione del lavoro nella quale le persone sono viste come merci.
Ricomporre il tessuto sociale
La crescente assuefazione a questo fenomeno ha portato a movimenti verso una comunicazione più consapevole. Iniziative che promuovono il slow communication stanno cercando di restituire significato al dialogo. È fondamentale sviluppare la capacità di affrontare la verità, condividendo le emozioni e le esperienze, per un futuro dove il silenzio non sia più un muro di indifferenza, ma uno spazio di ascolto.
Il ghosting, dunque, non è solo un atto di assenza, ma riflette una crisi più profonda nella nostra capacità di comunicare e relazionarci. È ora di considerare cosa significano davvero le nostre interazioni e come possiamo ricostruire legami significativi nel mondo attuale.




